COMUNICATO STAMPA - UN MIGRANTE SU DUE NON CONOSCE I RISCHI DEL VIAGGIO PER L'EUROPA E SEI SU DIECI SI MUOVONO PER MOTIVI ECONOMICI

Non sanno a cosa vanno incontro. Spesso non conoscono il deserto o non sanno nuotare. Sono mossi da necessità di tipo economico. È questo il ritratto dei potenziali migranti che emerge dal 1° Rapporto elaborato da VIS e Missioni Don Bosco sulle migrazioni dall'Africa Sub-Sahariana, con focus su Ghana, Senegal e Costa d'Avorio.

I rischi del viaggio verso l'Europa dividono i potenziali migranti africani. Solo il 20% dei giovani ghanesi ritiene infatti la morte un pericolo concreto, contro il 63% degli ivoriani e il 50% dei senegalesi.

Dalle interviste, condotte sul campo su un campione in media di circa 500 potenziali migranti per Paese, emerge che la maggior parte dei giovani vuole partire per l'Europa per ragioni di studio e lavoro, con una percentuale che si aggira intorno al 60% per tutti e tre i Paesi.

I dati sono stati illustrati in occasione della presentazione della campagna “Stop-Tratta – Qui si tratta di essere/i umani”, realizzata da Missioni Don Bosco e VIS e rivolta a 5 Paesi di origine e transito dell’Africa Sub-Sahariana (Ghana, Senegal, Nigeria, Costa d’Avorio ed Etiopia).

L’obiettivo è contrastare il traffico di esseri umani attraverso la sensibilizzazione dei potenziali migranti sui rischi del viaggio verso l’Europa, dalla detenzione alla morte, fornendo informazioni utili attraverso i social network e contenuti nelle lingue locali per favorire una scelta consapevole.

La campagna prevede inoltre progetti di sviluppo orientati a gruppi a rischio di traffico o migrazione irregolare e concepiti sulla base delle esigenze emerse nei singoli Paesi. In Senegal, si punterà al rafforzamento della formazione professionale e dell’inserimento occupazionale a Dakar e Tambacounda; in Ghana saranno sviluppate le attività formative in campo agricolo e per le donne. In Costa d’Avorio, si prevede il rafforzamento del centro socio-educativo “Villaggio Don Bosco” a Koumassi, nella periferia popolare di Abidjan ed in Etiopia i primi interventi si concentreranno su borse di studio e programmi di supporto scolastico e nutrizionale per giovani a rischio.

“La Chiesa cammina in mezzo ai popoli, nella storia degli uomini e delle donne. Sono parole del Santo Padre che abbiamo fatto nostre – afferma Giampietro Pettenon, presidente di Missioni Don Bosco - e ci hanno spinto a camminare al fianco dei popoli dell’Africa Sub-Sahariana per dire basta alla tratta degli esseri umani e offrire un’alternativa alla migrazione”.

“Come ribadito più volte da Papa Francesco, la Chiesa deve sentirsi interpellata nell'emergenza migranti – sottolinea Nico Lotta, presidente del VIS -. Riteniamo che l'accoglienza sia fondamentale, ma altrettanto fondamentale è favorire una scelta consapevole da parte dei potenziali migranti attraverso campagne di informazione e progetti di sviluppo nei Paesi di origine”.

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