Don Bosco Boys Home: la "casa della pace"

26 gennaio 2018 - La campagna di sensibilizzazione di Stop Tratta avanza grazie al significativo apporto delle civiliste Anna e Esther impegnate a far conoscere i rischi dell'immigrazione irregolare e a parlare con i più piccoli. Nel resoconto che segue Esther ci racconta cosa significa per i ragazzi di Sunyani essere accolti dalla "Casa della pace" di Don Bosco. 

Il Don Bosco Boys Home è una casa dall’inizio della strada per raggiungere la comunità salesiana di Sunyani. Davanti ’è una scritta che descrive ciò che i salesiani cercano di offrire quotidianamente ai ragazzi che vi vivono al suo interno. 
Asomdwee fie”, intraducibile letteralmente in italiano ma, può riassumersi come “casa della pace”. Più di sessanta ragazzi, vittime di abusi, tratta, violenze e altre forme di condizioni inumane sono ospitati all’interno della Casa, i più giovani hanno otto anni e ne dimostrano meno a causa della malnutrizione o del lavoro forzato. 
La casa ha la struttura tradizionale delle case in Ghana: compound interno e gli edifici che lo circondano. Tutte le mattine quando arrivo al lavoro, entro dalla porta sul retro che sbuca nella sala da pranzo e trovo sempre qualcuno dei ragazzi che sta ancora mangiando oppure in procinto di combinare qualche disastro. 

Il Boys Home non è mai silenzioso, al mattino c’è la “scuola” per una trentina dei ragazzi che non hanno avuto un’istruzione formale prima dell’inserimento all’interno della Casa. Lo chiamano Don Bosco School e lo scopo di questa scuola è di portare i ragazzi allo stesso livello scolastico dei loro coetanei prima di essere inseriti formalmente a scuola, sviluppando cosi la loro capacità di apprendimento e la stima di sé.
Dall’ufficio, si sentono le grida che escono dalle aule dei ragazzi. Le voci di chi ripete ad alta voce, chi fa domande agli insegnanti e di chi semplicemente chiacchera o gioca durante la lezione. Questi ragazzi non essendo abituati a stare in un’aula scolastica, fanno molta fatica a stare composti in classe, ma la cosa sorprendente è che chi sembra più distratto è quello che interviene sempre con la risposta migliore. Chissà forse siamo noi che ci siamo creati uno schema mentale rigido, perché questi ragazzi dimostrano che non è necessario stare composti oppure colorare dentro le linee delineate per imparare. 
Condivido l’ufficio con due social workers, Mr. Anane che ha alle spalle un’esperienza ventennale al Boys Home, molto rispettato sia dai salesiani che dai ragazzi. Mr. Anane è un uomo molto silenzioso, che osserva tutto ciò che gli circonda senza scomporsi ed ascolta attentamente i ragazzi anche quando sa benissimo che sono in torto, non agisce mai di petto al massimo scuote la testa in segno di disapprovazione e questo è sufficiente perché i ragazzi gli obbediscano. L’altro collega è Philimon, giovane laureato molto intelligente e curioso. Phil, come preferisce farsi chiamare, conosce ben cinque lingue del Ghana e comunica facilmente con tutti i ragazzi della Casa che provengono dalle diverse regioni del paese. Il suo approccio con i ragazzi è da fratello maggiore, scherza e gioca continuamente con loro. 
Al pomeriggio la Casa diventa ancor più caotica quando tornano i ragazzi che frequentano già la scuola formale, salutano educatamente ogni membro dello staff prima di andare a posare i loro zaini e cambiare le loro uniformi. Dopodiché pranzano e si riposano nella sala TV con il volume al massimo tanto da chiedere continuamente di tenerla abbassata.
 

Molti dei ragazzi all’interno del Don Bosco Boys Home sono stati vittime di abusi, di tratta, di violenze e altre forme di privazioni inumane, perché nei contesti di estrema povertà i bambini diventano strumenti per raggiungere determinati scopi da parte sia dei propri familiari sia di malfattori che approfittano della loro vulnerabilità. 
Con i ragazzi ho intrapreso un percorso di analisi della Convenzione sui diritti del fanciullo attraverso attività ricreative in cui vengono messe in pratica diritti, valori e responsabilità appartenenti al bambino in quanto tale e gruppi di discussione su come quest’ultimi possano essere esercitati quotidianamente all’interno del Boys Home affinché ognuno possa goderne. 

La Convenzione, è un documento importantissimo spesso però, i suoi destinatari non ne sono pienamente a conoscenza. È necessario avvicinare i bambini ai propri diritti, soprattutto se questi hanno subito violazioni di essi, in modo che possano essere consapevoli ed individuare le situazioni in cui i propri diritti vengono calpestati da altri. 
Infatti lo scopo delle nostre attività è di suscitare nei ragazzi maggiore consapevolezza di sé stessi e che questo li porti a parlare senza timori del proprio vissuto e raccontarsi, perché molti si chiudono in sé e gli è difficile condividere il trauma subito. 
L’esperienza al Boys Home è un’altalena di emozioni per me, quando vedo i ragazzi giocare mi emoziona molto, perché nonostante le loro storie sono tornati ad essere bambini.

Mi rivedo molto in loro quando li guardo, a tal punto che riaffiorano i miei ricordi di bambina, quando correvo spensierata per i campi sfidando i miei amici nonostante la mia giovane età a chi si arrampicasse fino alla cima più alta degli alberi. 
Certo sono stata più fortunata, ma eccomi di nuovo qui nella madrepatria, a condividere il mio sapere, le mie speranze con questi bambini che l’hanno persa o a quelli che non l’hanno mai avuto. Al Don Bosco Boys Home, i ragazzi trovano non solo casa, ma una famiglia, amore e pace che porta con sé la spensieratezza di cui ogni bambino deve godere. Come del resto anch’io mi sento a casa e sto ritrovando me stessa, attraverso le emozioni che provo ogni giorno in questa esperienza. 
 

Share this post

call-to-action-infografica-migranti-e-rifugiati-2017